I MERCATI FINANZIARI E LA VOLATILITÀ: COME RIDURRE I RISCHI CON LA DIVERSIFICAZIONE

Viviamo nell’epoca dell’esplosione dei debiti sovrani edelle difficoltà delle istituzioni finanziarie: la prima cosa da fare è diversificare i propri investimenti su un numero elevato di strumenti finanziari, diminuendo in modo significativo i rischi dell’investimento diretto in titoli.

Da alcuni mesi ormai, siamo  quotidianamente alle prese con indici borsistici che sembrano impazziti, con  variazioni  sensibili  in  pochi  istanti a seconda delle dichiarazioni del Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, di un primo ministro di un importante Paese della UE o della pub- blicazione di un dato macroeconomico americano o cinese.

Viviamo inoltre nell’epoca dell’esplosione dei debiti sovrani, delle difficoltà delle istituzioni bancarie come conseguenza degli stessi e/o viceversa, dei tassi a zero (stabiliti dalle banche centrali).

Una situazione completamente nuova che ha provocato una grande volatilità sui  listini mondiali  e quindi grande difficoltà nella scelta degli investi- menti da parte dei risparmiatori per ridurre i rischi e difendersi dalle continue oscillazioni. Asset una volta sicuri e con interessanti rendite, oggi non sono più in grado di offrire adeguata protezione, si pensi solo alla volatilità dei titoli sovrani di stati membri dell’Eurozona.

La prima cosa da fare è pertanto quella di diversificare i propri investimenti su un numero elevato di strumenti finanziari, diminuendo in modo significativo i rischi dell’investimento diretto in titoli (ad es: default o importanti diminuzioni dei corsi).

I prodotti più indicati per i risparmiatori che vogliono diversificare il portafoglio su più titoli, settori, asset class e valute ed anche per chi non ha a disposizio- ne grandi capitali (tramite la sottoscrizione di Pac – Piani di accumulo di capitali), restano i fondi comuni di investimento, la cui principale funzione è  quella di attenuare la volatilità minimizzando le oscillazioni dei mercati.

L’offerta dei fondi comuni d’investimento presenti sul mercato, è sempre più ampia: azionari, bilanciati, obbligazionari, di liquidità, flessibili e questo nonostante negli ultimi anni questi strumenti non godano di grande popolarità presso il pubblico degli investitori, con raccolta costantemente negativa.

Il patrimonio gestito dai fondi comuni, in Italia è al minimo dal 1998. a fine giugno scorso si attesta a poco più di 430 miliardi di euro.

Nei primi mesi del 2012 i deflussi ammontano a circa 5,2 miliardi di euro.

In uno scenario di difficoltà crescenti ed in relazione alla gestione dei propri risparmi, risulta particolar- mente premiante scegliere strumenti nominativi ed a patrimonio separato. In tale ottica, strumenti come i fondi comuni di diritto italiano, le sicav di diritto lussemburghese, le polizze assicurative in gestioni separate (di cui abbiamo trattato nel precedente numero della rivista), sono più protetti rispetto ad esempio ai tanto pubblicizzati conti di liquidità detenuti presso istituti  di credito che eccedano il valore di euro 100.000,00. Infatti, pur esistendo il FTDI (Fondo di tutela dei depositi) che offre una garanzia di copertura fino ad euro 100.000,00 per ogni correntista e per ogni banca, è altresì chiaro che somme superiori non ricevono nulla. Una  caratteristica fondamentale dei   fondi   comuni di investimento è infatti quella che per custodire gli strumenti finanziari nonché le disponibilità liquide, si avvalgono di una controparte che li supporta nella amministrazione mantenendone separato il patrimonio.

La banca depositaria,  inoltre,  non  soltanto  adempie ad una mera funzione di custodia, ma riveste un ruolo  di massima importanza,  sia  nella  contabilizzazione, sia nella correttezza delle operazioni di emissione e rimborso quote, tanto da rispondere “in solido” (cioè con il proprio capitale) in caso di eventuali irregolarità riscontrate in fase amministrativa.

In caso quindi di fallimento del fondo o della banca depositaria, le quote dei singoli comparti restano in capo a ciascun cliente.

Essendo esse nominative, possono essere trasferite presso un altro intermediario su richiesta dello stesso investitore, ma soltanto una volta espletate le opportune verifiche dei liquidatori.

Dobbiamo ricordare poi che a partire dal 1  Luglio 2011, ai fondi di diritto italiano si applica lo stesso regime fiscale già previsto per i fondi esteri, ovvero la tassazione è in capo ai partecipanti al momento della effettiva percezione dei proventi.

tassazione che ad inizio 2012 è passata al 20% (12,50% solo per la parte di rendimento che i fondi ricavano da investimenti in titoli di stato ed equiparati).

In definitiva i sottoscrittori di fondi comuni, nello sfruttare le opportunità di diversificazione offerte dalla gamma di prodotti presenti sul mercato, devono cercare di selezionare i gestori che hanno dimostrato di offrire un valore aggiunto nel corso degli anni, ovviamente investendo sulla base delle proprie esigenze finanziarie, della propensione al rischio, dell’orizzonte temporale, ecc.

Un’attenta lettura  del  prospetto  informativo  inoltre  ci dettaglierà tra le altre informazioni: quali sono le eventuali commissioni di ingresso e di uscita dal fondo, quali i diritti fissi previsti per ogni versamento e sulle operazioni di passaggio tra fondi (switch). Anche in questo caso, c’è una novità, a partire dal 1 Luglio 2012, gli intermediari devono obbligatoria- mente consegnare in fase di sottoscrizione il nuovo documento  KIID  (Key  Investor  Information document) che sostituisce in pratica l’attuale prospetto.

Le principali modifiche riguardanti i contenuti del KIID e del nuovo Prospetto, rispetto al precedente, possono essere sintetizzate nella:

  • semplificazione dei contenuti: il KIID è redatto secondo un rigido modello comunitario, che impone l’utilizzo di terminologie sintetiche e chiare;
  • riclassificazione del grado di rischio: il grado di rischio del fondo viene classificato su una scala da 1 a 7, secondo la metodologia di calcolo stabilita anche in questo caso da disposizioni

 

La riclassificazione del grado di rischio su parametri oggettivi e linee standard, offre il vantaggio di una uniformità tra prodotti analoghi, al fine di fornire una informazione fondamentale per la scelta del prodotto  da parte dell’investitore, coerente con il suo profilo di rischio riveniente dalla Mifid.

a titolo informativo, ricordiamo che gli oneri prelevati a vario titolo dai fondi comuni italiani nel 2011 sono stati pari in media al 1,3% del patrimonio: dallo 0,68% medio dei fondi di liquidità ad oltre il 2% medio degli azionari con punte del 5%.

 

ANNO III NUMERO 3