LA TOBIN TAX SULLE TRANSAZIONI FINANZIARIE

La nuova imposta sulle transazioni finanziarie colpisce i trasferimenti di azioni, strumenti finanziari partecipativi e derivati: la speranza è che volendo certamente colpire la speculazione, si arrivi almeno ad una armonizzazione a livello europeo.

Il 1 marzo 2013 è entrata in vigore la Tobin Tax, prevista dalla legge di stabilità per il 2013 all’art. 3 commi 14-17, e presentata dal Governo Monti. Tale tassa prende il nome dall’economista, premio Nobel nel 1981, James Tobin (Champaign, 5 marzo 1918New Haven, 11 marzo 2002).

La Tobin Tax italiana, non va confusa con quella in corso di approvazione in modo coordinato da parte di 11 Paesi dell’Unione Europea. È anche diversa da un’imposta simile introdotta in Francia, primo paese europeo ad applicare la Tobin Tax, la scorsa estate.

La nuova imposta sulle transazioni finanziarie colpisce i trasferimenti di azioni, strumenti finanziari partecipativi e derivati.

Per quanto riguarda le prime, l’imposta tocca anzitutto il trasferimento di proprietà di azioni e strumenti finanziari partecipativi emessi da società residenti sul territorio dello Stato, azioni italiane dunque, e rappresentativi di società con capitalizzazione di borsa superiore a 500 milioni di euro. È questa una soglia molto bassa, sono soggetti infatti a tassazione tutti i titoli compresi nel paniere del Ftse Mib, le Mid Cap ed anche alcune small cap.

Un’altra categoria di titoli colpiti dall’imposta sono gli Adr, cioè i certificati rappresentativi delle azioni italiane quotati a Wall Street. L’intento del legislatore, inserendo questa categoria, è stato sicuramente quello di evitare forme di elusione dell’imposta. Inoltre, il legislatore ha voluto colpire qualsiasi sede di negoziazione.

L’imposta è pagata sia dai residenti sia dai non residenti: la sede dove si perfeziona la transazione è pertanto influente sull’ammontare dell’aliquota.

Il legislatore ha previsto un’aliquota ordinaria dello 0,10% per i titoli negoziati su mercati regolamentati e nei sistemi multilaterali di negoziazione come definiti dall’art. 4 della Direttiva 2004/39/CE dal Parlamento Europeo 21 Aprile 2004 e stati aderenti all’accordo SEE; dello 0,20% per ciò che viene negoziato al di fuori. (Vedi Tab.1)

 

Solo per il 2013, tenendo conto che il prelievo è applicato per 10 mesi invece che 12, le aliquote sono innalzate di 2 centesimi (0,12% per il regolamentato e 0,22% per il   non regolamentato).

L’imposta è versata entro il giorno 16 del mese successivo al trasferimento da banche, società fiduciarie, imprese di investimento ed altri soggetti che comunque intervengono.

Qualora non residenti, essi operano tramite rappresentanza fiscale.

È versata, inoltre, dall’intermediario che riceve l’ordine di esecuzione del trasferimento laddove nell’operazione intervengano più soggetti.

Infine, in mancanza di intermediari l’imposta  è versata dal contribuente stesso.

In fase di avvio, il versamento è stato dilazionato al sesto mese successivo alla pubblicazione del decreto di attuazione.

La Tobin Tax è indeducibile, pertanto non concorre a formare il costo fiscale dell’attività finanziaria  ai fini della determinazione del capital gain.

Quanto al soggetto passivo, l’imposta è pagata solo dal compratore. In caso di operazione ribassista, vendita allo scoperto, l’imposta è quindi dovuta solo alla ricopertura della posizione.

L’operatività intraday è però esclusa: le operazioni aperte e chiuse all’interno della stessa giornata non sono conteggiate come base imponibile per la tassa. Viene quindi tassata la sola operatività overnight, cioè di durata superiore ad un giorno.

Per quanto concerne le operazioni su strumenti derivati l’applicazione dell’imposta, prevista in un primo momento dal 1 luglio 2013 ma poi adottata dal 1 settembre 2013, è dovuta sia dal compratore che dal venditore, per un ammontare equivalente; in questo ambito è da evidenziare la tassazione anche dell’operatività intraday.

L’imposta è stabilita in misura fissa, modulata in relazione alla tipologia di strumento ed al valore del contratto. (Vedi Tab. 2)

 

Se le operazioni avvengono sui mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione essa è ridotta ad 1/5, 20%, anche tenuto conto dei valori che potranno essere fissati con decreto ministeriale.

Anche in questo caso l’imposta è dovuta indipendentemente dal luogo di conclusione della transazione e della residenza delle parti.

Essa è dovuta da ciascuna delle parti contraenti, a differenza di quanto previsto per le transazioni sulle azioni, e non si applica ai soggetti che si interpongono nell’operazione.

Se al regolamento dell’operazione è previsto il trasferimento delle azioni/titoli partecipativi, in tale momento è dovuta anche l’imposta sul trasferimento delle azioni.

 

Sono esenti dalla Tobin Tax le operazioni con controparti Ue, Bce, le banche centrali degli stati Ue; quelle tra società controllate o, a determinate condizioni, nell’ambito di riorganizzazioni aziendali e quelle effettuate dai Market Maker, dagli enti di previdenza obbligatoria, dalle forme pensionistiche complementari e tutti i prodotti del risparmio gestito. Sono esclusi dalla Tobin Tax anche i passaggi azionari per successione e donazione, le transazioni e le operazioni relative ai prodotti e servizi qualificati come etici o socialmente responsabili.

Il legislatore ha dedicato un trattamento a parte per le negoziazioni “ad alta frequenza”.

Infatti, per tassare queste operazioni, aventi finalità spiccatamente speculative, è stata introdotta una imposta dello 0,02% sulle negoziazioni concluse sul mercato finanziario aventi ad oggetto azioni/strumenti partecipativi, nonché derivati. (Vedi Tab. 3).

La previsione riguarda le operazioni effettuate elettronicamente in periodi di tempo molto ristretti e stabilisce che l’imposta si applichi sugli ordini annullati e modificati quando essi superino una determinata soglia numerica (60%) rispetto agli ordini eseguiti.

L’imposta è dovuta dal soggetto per conto del quale gli ordini sono eseguiti.

 

In un contesto economico-politico come quello attuale, l’introduzione della Tobin Tax nel nostro paese ha suscitato molti dibattiti e analisi.

Una prima considerazione da farsi è sulla possibilità di raggiungere un adeguato gettito fiscale, obiettivo primario del legislatore e da verificare a fino anno, in un mercato borsistico italiano che sta timidamente uscendo da una fase depressiva e che vale circa il 20% del Pil.

C’è il rischio che il risparmiatore italiano, ma non solo, eviti di investire in azioni italiane e vada direttamente su mercati stranieri, per esempio Francoforte, proprio nel momento in cui bisogna pensare ad introdurre misure efficaci per sostenere la competitività di Piazza Affari rispetto alle altre Borse. Con l’ulteriore rischio che se gli investitori  se ne dovessero andare non investiranno comunque neppure sulle PMI, colonna portante della nostra economia, nonostante l’esenzione.

Nella pratica, o la Tobin Tax si applica uniformemente ovunque o non ha senso: se si tassa un’attività finanziaria, che per definizione è la più mobile in assoluto, i capitali semplicemente si spostano.

La speranza è che volendo certamente colpire la speculazione, si arrivi almeno ad una armonizzazione a livello europeo, altrimenti i risultati saranno pressoché nulli con solo poche centinaia di milioni di euro di gettito per il fisco italiano.

Dopo la pausa ferragostana si è appreso dal sito del Dipartimento delle Finanze dell’ apertura di una pubblica consultazione inerente le modifiche da apportare al decreto MEF del 21 febbraio 2013. Cittadini ma soprattutto operatori finanziari sono stati invitati a proporre soluzioni alternative entro il 30 agosto 2013.

Parliamo di una norma che, entrata in vigore e applicata dal 1 marzo 2013, non ha ancora trovato una sua configurazione definitiva con il rischio da parte degli operatori interessati, causa cambio in corsa dovuto alla possibile riscrittura delle norme, di applicare o non applicare in maniera corretta le ritenute sulle varie tipologie di transazioni finanziarie.

È soprattutto sugli strumenti derivati, dove l’Italia è stata apripista nel mondo in termini di tassazione, che regna ancora la massima incertezza nonostante il rinvio di due mesi.

Certo è che continuando a cambiare le carte in tavola, l’Italia rischia di pagare a caro prezzo il tentativo, sicuramente frettoloso per ragioni di gettito fiscale, di muoversi in anteprima nel prelievo sulle transazioni finanziarie.

Ricordiamo che il Governo Monti ha deciso di anticipare di un anno, con una normativa nazionale, quello che la Direttiva Europea avrebbe imposto dal 1 gennaio 2014, anche se la data europea pare ora slittare in avanti per contrasti tra i paesi UE.

ANNO IV NUMERO 3