Dalle guerre sul campo alle conquiste economiche

Dalle guerre sul campo alle conquiste economiche: comprendere l’evoluzione dell’economia italiana in un mercato globale. Armando Caroli

La crisi ha smesso di travolgere le aziende italiane, che nella prima parte del 2017 hanno visto crescere il loro valore di 32 miliardi di euro. Questo per le società per azioni, mentre le sole imprese quotate hanno visto un aumento della loro capitalizzazione di ben 45 miliardi.

A fornire i dati il Centro Studi di Unimpresa secondo cui l’Italia è diventata sempre più una preda ambita degli investitori esteri. Il primato nell’azionariato spetta infatti a loro, che detengono il 51,27% delle quote, in aumento rispetto al 50,60% del 2016.”. Questo è riportato online dal Wall Street Italia il giorno 8 dicembre 2017.

Chi è patito dei giochi da tavolo conosce bene il Risiko, nel quale i giocatori si sfidano in una conquista progressiva del mondo, esattamente come sta succedendo nello scacchiere economico attuale. Conoscere la storia ed imparare da essa è coerente con lo sviluppo umano, ma richiede un’abilità non comune al tempo di Internet: acquisire dati oggettivi sugli eventi , localizzarli, scoprire la genesi reale e gli effetti  politici ed economici generati dalle cause in rapporto diretto ed indiretto. In senso metaforico, mettersi sulla cima del monte e scoprire l’orizzonte spostandosi sulla timeline, la linea del tempo.

 

Che succede?

I francesi di Epi Group, champagne Piper-Hedsieck, Charles Heidsiek, hanno la maggioranza azionaria nella Tenuta il Greppo dei “Biondi Santi“, storico marchio italiano nato nel 1865, che nel 1888 inventò la formula del Brunello  di Montalcino grazie a Ferruccio Biondi Santi.

Loro Piana è stata acquisita da Luis Vuitton Moet Hennessy (Lvmh), che ha anche Bulgari, Fendi, Acqua di Parma e Pucci.

Gucci e Pomellato sono sotto il controllo di Kering, della famiglia di François Henri Pinault e antagonista storico di Lvmh, leader della distribuzione di marchi come Fnac e Puma e che controlla anche Dodo, Bottega Veneta, Brioni e Sergio Rossi.

La francese Lactalis ha acquistato la Parmalat e i marchi Galbani e Invernizzi, Cademartori, Locatelli e Président.

Edison, antica società dell’energia, è stata venduta alla società francese EDF, mentre BNL, la Banca Nazionale del Lavoro, è controllata dal gruppo francese BNP Paribas. Nel campo dell’elettrotecnica e dell’elettromeccanica alcuni nomi storici come Ercole Marelli, Fiat Ferroviaria, Parizzi, Sasib Ferroviaria e, recentemente, Passoni & Villa sono stati acquistati dal gruppo industriale francese Alstom, presente in Italia dal 1998.

 

Se poi rivolgiamo lo sguardo ad est scopriamo che il colosso chimico cinese ChemChina, gruppo controllato dal Governo di Pechino, ha acquisito la maggioranza della Pirelli, società leader del settore degli pneumatici.

La proprietà della maison di moda Krizia è passata alla società cinese Shenzen Marisfrolg Fashion, attiva dal 1993 nel mercato asiatico ed il fondatore Zhu Chong Yun ora ricopre il ruolo di presidente del  Board e direttore creativo della casa di moda milanese.

 

E questi elenchi sono parziali ed ho annotato alcuni degli acquisti solo di Francia e Cina, ma lo shopping in Italia ha interessato anche altri paesi e c’è stato in vari settori, come ad esempio nell’immobiliare, negli elettrodomestici, nelle poltrone, nelle telecomunicazioni e nelle aerolinee.

È quindi evidente, che in questo Risiko, molti imprenditori in settori anche di rilevante importanza hanno deciso di cedere le loro quote azionarie, mentre altri investitori industriali e finanziari hanno aumentato la loro presenza nei territori planetari.

Capire quali sono state le cause profonde di questa vera e propria conquista dei giorni d’oggi può essere una sfida, e l’analisi può anche portare alla scoperta che, quanto succede oggi, altro non è che la realizzazione tattica di una strategia a lungo termine che alcuni paesi hanno messo in opera per motivi che via via posson

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