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Food Packaging: ricerca ed industria verso l’innovazione

da Capitale Intellettuale

Dalla nascita del packaging basato su materiali plastici abbiamo osservato una costante evoluzione degli stessi, fondata su tre momenti essenziali:

  • la funzione contenitiva, cioè isolare il cibo e proteggerlo da contaminazioni esterne
  • l’essere veicolo pubblicitario;
  • la creazione di una logistica a supporto della catena distributiva grazie all’allungamento della vita dei prodotti.

Nelle parole dell’ing. Giuseppe Vignali e del dott. Andrea Lorenzi si comprende molto bene quanto oggi tutto questo sia insufficiente. Infatti, è richiesto un ulteriore salto in avanti che considera l’imballo elemento fondamentale per il controllo della vita del prodotto e vitale nel contrastare il deterioramento, “aggiungendo” elementi in grado di contrastare il naturale deperimento del cibo confezionato.

Per questo la ricerca è sempre più orientata verso la creazione di imballi intelligenti ed attivi. I primi hanno il compito di “sorvegliare” il prodotto lungo la catena distributiva, controllandone ad esempio temperatura, umidità, chiusura fino a supportare logisticamente tramite bar-code ed  rfid i diversi stadi di stoccaggio.

Per questo si utilizzano sensori ed indicatori ad elevata tecnologia che possono evidenziare anomalie di conservazione e palesarle tramite “semafori” a luce rossa o verde oppure, in modo più discreto, modificare il classico bar code e renderlo illeggibile alla cassa impedendone la vendita.

I secondi si propongono quali agenti diretti sul cibo o sull’ambiente all’interno dell’imballo per migliorare la sua conservazione tramite aggiunta di sostanze idonee a combattere l’ossidazione da un lato e lo sviluppo microbico dall’altro.

Negli ultimi anni la richiesta del mercato ha sempre guardato a due aspetti su tutti: allungamento della shelf life e biodegradabilità. Ancora oggi il termine biodegradabilità viene, a mio parere erroneamente, preferito alla più vicina riciclabilità piuttosto che all’utilizzo di bioplastiche, derivate da fonti rinnovabili. Le ricerche in ambito coating saranno fondamentali per cercare di raggiungere, o comunque avvicinare, entrambi gli obiettivi proposti.

 

L’Italia “è il food per eccellenza” nel mondo e con esso lo sviluppo industriale è da sempre un punto fondamentale della nostra economia, dal packaging alle macchine di trasformazione. In questo contesto l’Emilia Romagna ed in generale la zona padana rappresenta per così dire il cuore pulsante di un settore fiore all’occhiello ed invidiato in tutto il mondo.

Effegidi International Spa opera nel settore dei poliaccoppiati da oltre 40 anni.

L’utilizzo di film plastici e metallici, non ferrosi, a basso spessore caratterizza da sempre la nostra attività e sfrutta le diverse tecnologie di accoppiamento assieme al know-how creatosi in azienda.

Core business aziendale è sempre stato il mondo industriale, ma la spinta verso la diversificazione e l’innovazione, associato alle nostre radici padane, ci ha accompagnato negli ultimi anni a considerare il mercato del food packaging.

Ipotizzare di entrare in un settore così vasto, complesso, competitivo e caratterizzato da una miriade di aziende senza la volontà di proporsi in modo nuovo ed innovativo sarebbe risultato impossibile o comunque molto limitativo.

Proprio per questo, il primo punto su cui abbiamo desiderato impostare lo sviluppo di questa nuova business unit è stato quello di accedere ad una ricerca impensabile per le dimensioni attuali di Effegidi International. Da qui la scelta di aprire collaborazioni con enti di ricerca accademici e non e tra questi il primo interlocutore è stato il Centro Interdipartimentale Cipack. È inoltre in corsa una collaborazione con il SSICA di Parma su argomenti analoghi ed in particolare con la dott.ssa Montanari e dott.ssa Barbuti.

Le nostre aziende da sempre abili ad innovare il processo ed il design del prodotto, faticano a realizzare l’innovazione più profonda fino ad oggi terreno delle grandi multinazionali per lo più straniere.

Questo perché in un tessuto industriale fatto di piccole e medie imprese è pressoché impossibile costruire ricerca ed innovazione in modo autonomo. In Italia possiamo e dobbiamo crescere molto nell’interazione  tra enti di ricerca ed industria.

La collaborazione con Cipack nasce nel 2011 con le prime valutazioni tecniche sui materiali e sulle possibilità di creare innovazione ed immediatamente abbiamo condiviso la visione che il coating possa essere la risposta alle richieste del mercato.

L’utilizzo di lacche appositamente studiate, siamo certi, potrà consentire di ridurre i materiali all’interno dei poliaccoppiati, sostituirli con materiali alternativi ed in ogni caso ridurre gli spessori complessivi di materiale plastico, con un beneficio incalcolabile per l’ambiente.

Se a questo sommiamo un’azione volta ad assicurare maggiore shelf life al cibo,  possiamo ricavare la molla che ci ha spinto verso lo creazione di un reparto alimentare che, strutturato appositamente in questa direzione, consentirà di sviluppare l’azienda nel futuro del settore e della ricerca specifica.

Moderni impianti di spalmatura e taglio, formazione tecnica per lo sviluppo di nuovi prodotti accoppiati, una continua ricerca verso materiali innovativi ed il raggiungimento delle certificazioni di settore completano un progetto che dovrà ancora crescere ma può considerarsi una realtà.

La diffusione nel mercato del packaging degli imballi attivi ed intelligenti viaggia, come spesso accade nel mondo, a due velocità: da una parte l’Europa e dall’altra Stati Uniti e Giappone.

In Italia ed in Europa c’è molta curiosità verso queste possibilità, ma troppo spesso prevale la resistenza al cambiamento.

Per dirla con una metafora, possiamo immaginare le aziende alimentari al via di una competizione che attende qualche falsa partenza per avere maggiori garanzie circa la validità ed accettazione del mercato e ne sblocchi definitivamente l’utilizzo.

Al contrario negli Stati Uniti tali soluzioni sono già ampiamente utilizzate e vi è comunque una grande apertura verso ogni miglioria proposta.

 

Secondo una recente indagine dell’analista di mercato Freedonia, la domanda di imballaggi attivi ed intelligenti negli Stati Uniti dovrebbe aumentare ad un tasso annuo del 7,3% fino a raggiungere il valore di 4 miliardi di dollari nel 2019, ben al di sopra della media del settore del packaging.

La domanda di imballaggi intelligenti crescerà più rapidamente, avanzando ad un tasso a due cifre, man mano che si diffonderanno prodotti come gli indicatori tempo-temperatura, le etichette intelligenti ed i tag. Secondo l’analista Katie Wieser, “Anche se molti di questi prodotti sono stati visti in passato come inutili o con costi proibitivi, lo sviluppo tecnologico che ha consentito la produzione a basso costo dell’elettronica stampata e l’eliminazione di lettori elettronici specializzati a favore degli smartphone permetterà loro di diventare prodotti di massa.”

La rapida adozione di componenti di monitoraggio o di imballaggi interattivi sarà trainata dalla recente legislazione sul mercato farmaceutico ed alimentare che richiede ai produttori di adottare misure in grado di rendere i prodotti più sicuri e facili da richiamare.

Il report di Freedonia anticipa anche una rapida crescita degli imballaggi antimicrobici, che partono da una base ristretta, per effetto degli sviluppi tecnologici.

 

Questi esempi di packaging sono la testimonianza di come l’industria alimentare cerchi costantemente di migliorare la qualità dei propri prodotti in particolare nel delicato tragitto dalla fabbrica alla tavola.

Nel percorso non bisogna però mai dimenticare la tutela del consumatore che ha quale migliore strumento una corretta informazione e, naturalmente, il buon senso e l’etica citata dai ricercatori del Cipack. Nel mondo da molti anni si discute sugli OGM e sulle troppo frequenti e criminali alterazioni alimentari. È indiscutibile che anche l’imballo ed ancor di più gli imballi attivi debbano rientrare in questa logica di sicurezza per tutti noi.

Le normative in ambito alimentare e quindi anche nel packaging sono giustamente rigide, a volte dispersive, ma certamente insufficienti a coprire la proliferazione della ricerca in quest’ambito.

A livello comunitario sono allo studio nuove norme che dovranno regolamentare il diffondersi di nuove sostanze e certamente aprire una fase fortemente dinamica perché “le innovazioni in corso porteranno probabilmente alla commercializzazione di nuovi prodotti e ad applicazioni d’uso che oggi non riusciamo nemmeno ad immaginare”.

ANNO VII N°1

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