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Il bilancio sociale nel non profit

da Capitale Intellettuale
Il non profit

 Parlare di bilancio sociale nel non profit richiede come primo punto la necessità di definire il concetto di non profit e la sua dimensione nel contesto economico e sociale italiano. Evitando definizioni eccessivamente teoriche, il non profit si compone di tutti quegli enti ed organizzazioni (di natura giuridica privata) che non hanno come finalità principale lo scopo di lucro e che perseguono quindi fini di interesse sociale. Ne fanno parte associazioni, fondazioni, comitati, cooperative sociali, associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato, organizzazioni non governative, enti ecclesiastici e imprese sociali. Pur frequente, l’acronimo ONLUS – Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale non distingue una forma giuridica specifica ma rappresenta piuttosto un’etichetta collegata ad uno specifico regime fiscale agevolato. Venendo alla sua dimensione, una recente ricerca offre alcune cifre significative: “l’intero settore, secondo l’Istat conta oltre 235 mila organizzazioni, pari al 5,4% di tutte le unità istituzionali; circa 488 mila lavoratori, pari al 2,5% del totale degli addetti e circa 4 milioni di persone coinvolte in veste di volontari. Dal punto di vista del valore economico, la ricerca quantifica un volume di entrate stimato di 67 miliardi di euro pari al 4,3% del Pil, in deciso aumento rispetto ai dati Istat del 2001 che attestavano tale cifra a 38 miliardi di euro, pari al 3,3% del Pil.”( www.forumterzosettore.it).

 

Una fotografia sicuramente interessante che evidenzia l’importanza di questo settore che sembra spesso esserci distante o sconosciuto ma che, a pensarci bene, ci circonda ovunque ci muoviamo e, cosa forse più importante, garantisce oggi il nostro bem vivir. Dall’assistenza di natura sociale e sanitaria, all’offerta culturale, alla tutela ambientale e della salute, al contrasto dell’esclusione sociale, alla promozione sportiva: chi in fondo non è entrato in contatto – come socio, volontario, sostenitore o beneficiario – con una non profit? Eppure, tranne chi ci opera all’interno, e a volte neppure loro, conoscono fino in fondo questa sorta di universo parallelo.

Per questo oggi acquista importanza uno strumento come il bilancio sociale, che ha sicuramente una valenza tecnica ma che si propone come uno strumento innovativo e di forte utilità sia per chi opera con trasparenza e impegno nell’ambito del settore non profit sia per i numerosi attori con i quali esiste una relazione, diretta o indiretta: i cosiddetti stakeholder.

 

Il bilancio sociale nel non profit

 

Prima di entrare nello specifico, vale la pena soffermarsi sul senso che può avere questo strumento per una organizzazione non profit rispetto a quello che ha per una società profit. Se pensiamo ad uno strumento sintetico che rappresenti il successo di una società profit, facilmente porteremmo come esempio il suo bilancio economico: l’utile prodotto è infatti un indice sintetico che indica se quell’azienda è in salute o meno e se è in grado di rispondere agli interessi dei suoi shareholder. Questo perché lo scopo ultimo, genetico, di una società profit è appunto il profitto. Anche la scelta di una politica di Corporate Social Responsibility, senza volerla sminuire, risponde ad un interesse di successo e di sopravvivenza dell’impresa stessa quale sistema aperto inserito in un contesto sociale che ne garantisce appunto lo sviluppo e il bilancio sociale è uno strumento integrativo, complementare, rispetto a quello economico.

Ma per una organizzazione non profit, quale può essere lo strumento sintetico che rappresenta il raggiungimento del successo? E, ancora prima, quando raggiunge effettivamente il successo una organizzazione non profit? Idealmente quando realizza i suoi scopi sociali. La dimensione economica, in modo evidente, non può essere un indice sintetico del successo quanto piuttosto del vincolo strumentale che essa rappresenta rispetto alla capacità di perseguire con efficacia le proprie finalità di interesse sociale.

Il bilancio sociale è il bilancio di una organizzazione non profit e laddove venga prodotto solo il bilancio economico possiamo affermare che si tratti, quindi, di un’informazione parziale e inadeguata a raccontare con appropriatezza le attività e i risultati raggiunti.

Come per altri strumenti e altri contesti, negli ultimi anni si è assistito alla produzione di standard e linee guida utili a definire il bilancio sociale e a individuarne contenuti minimi e modalità di realizzazione appropriate. Occorre dire che, come evidenziato nelle principali linee guida, un aspetto caratterizzante l’adozione del bilancio sociale nel non profit riguarda proprio la complessità di quest’ultimo: le differenze esistenti in termini di forme giuridiche, di modalità organizzative, di dimensione e di ambito di attività rendono infatti particolarmente complesso proporre un modello perfettamente delineato.

 

Definizione di bilancio sociale

 

Le linee guida presentate nel 2010 dall’Agenzia delle Onlus (prima ribattezzata Agenzia del Terzo Settore e poi cancellata dal Governo Monti che ha trasferito le competenze all’Agenzia delle Entrate http://www.lavoro.gov.it) definiscono il bilancio sociale come “un documento pubblico, rivolto a tutti gli stakeholder interessati a reperire informazioni e/o alla valutazione dell’Organizzazione Non Profit. Attraverso il bilancio sociale i lettori devono essere messi nelle condizioni di valutare il grado di attenzione e considerazione che l’Organizzazione riserva nella propria gestione rispetto alle esigenze degli stakeholder.”

 

Molto interessante anche la definizione prodotta, alcuni anni fa, dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti (http://www.cndcec.it) con riferimento all’azienda non profit: “il bilancio sociale è lo strumento tramite il quale rappresentare informazioni qualitative, quantitative e monetarie dell’operato aziendale raccolte attraverso schemi e procedure coerenti con lo scopo di analizzare e interpretare tali informazioni dall’interno per monitorare, valutare, programmare e stabilire obiettivi conformi ai valori etici che caratterizzano l’azienda.”

 

Infine, il modello proposto da GBS – Gruppo di Studio per il Bilancio Sociale (http://www.gruppobilanciosociale.org) indica gli obiettivi principali ai quali deve rispondere il documento. Lo standard definisce il bilancio sociale come uno strumento di rendicontazione sociale che, insieme agli strumenti informativi tradizionali, consenta alle aziende di realizzare una strategia di comunicazione diffusa e trasparente, in grado di perseguire il consenso e la legittimazione sociale che sono la premessa per il raggiungimento di qualunque altro obiettivo, compresi quelli di tipo reddituale e competitivo. In particolare, in questa ottica “il bilancio sociale si propone di conseguire i seguenti obiettivi:

  • fornire a tutti gli stakeholder un quadro complessivo delle performance dell’azienda, aprendo un processo interattivo di comunicazione sociale;
  • fornire informazioni utili sulla qualità dell’attività aziendale per ampliare e migliorare – anche sotto il profilo etico-sociale – le conoscenze e le possibilità di valutazione e di scelta degli stakeholder.”

Con riferimento alle aziende non profit, secondo il gruppo di ricerca che ha prodotto lo standard, assume particolare importanza la relazione di missione in quanto deputata a assumere la forma di un bilancio sociale.

 

Il bilancio sociale è quindi sia strumento di rendicontazione esterna sia strumento di controllo di gestione e di supporto alle scelte di governo dell’organizzazione; è uno strumento contenente informazioni non solo monetarie ma anche descrittive e quantitative in grado di rispondere ai bisogni informativi di tutti gli stakeholder dell’organizzazione evidenziando la coerenza della stessa rispetto ai suoi valori e alle aspettative di quest’ultimi; è sia processo sia documento quale prodotto finale del processo stesso; è, infine, un documento che deve essere reso redatto periodicamente, reso pubblico e accessibile.

 

 

 

 

 

Come si realizza un bilancio sociale

 

Il bilancio sociale, salvo alcuni casi, non è uno strumento obbligatorio: la singola organizzazione può quindi decidere se realizzarlo o meno. È obbligatorio solo per le fondazioni bancarie che devono redigere bilancio di missione ed inserirlo in una specifica sezione della relazione al bilancio (D. lgs. 153/99); per le imprese sociali e relative strutture di gruppo, a cui è stato imposto l’obbligo di redazione del bilancio sociale, anche su base consolidata, in base alle previsioni dell’art. 10, comma 2, del D. Lgs n. 155, 24 marzo 2006 e del relativo Decreto ministeriale di attuazione, che prevede uno schema sintetico del documento; e per le cooperative sociali, per le quali in alcune regioni (Lombardia e Friuli Venezia Giulia) sono stati previsti principi, elementi informativi e i criteri minimi di redazione del bilancio sociale, nonché la tempistica per l’adeguamento all’obbligo di redazione annuale dello stesso e la redazione del bilancio sociale quale condizione per l’accesso agli incentivi regionali, all’accreditamento per la stipulazione di contratti con il sistema pubblico o il mantenimento dell’iscrizione all’albo delle cooperative sociali.

Oltre alle indicazioni specifiche nei casi di obbligatorietà, esistono standard e modelli utili per la realizzazione del bilancio sociale. Si aggiungono a quelli citati in precedenza, gli standard internazionali GRI – Global Reporting Initiative (https://www.globalreporting.org) e AA1000 (http://www.accountability.org).

 

I vari modelli e standard, pur nelle differenze, identificano alcuni passaggi necessari per realizzare il bilancio sociale:

 

  1. programmazione del percorso di redazione. In questa prima fase occorre verificare che nell’organizzazione si condivida la conoscenza di cosa sia un bilancio sociale e quali siano le sue potenzialità. Occorre definire gli obiettivi e la funzione del bilancio sociale per la propria organizzazione, nonché decidere ambito e periodo oggetto della rendicontazione. Infine è necessario in questa fase individuare le risorse necessarie per lo sviluppo del programma e verificarne l’effettiva disponibilità. Il programma deve ricevere l’approvazione politica dei vertici organizzativi utile a legittimare anche coloro ai quali è stata affidata la responsabilità di svilupparlo;
  2. definizione del sistema di rilevazione in termini di obiettivi, indicatori e strumenti. Il secondo step è fondamentale per individuare gli aspetti rilevanti che è importante approfondire sia attraverso una loro corretta rappresentazione sia con la misurazione dei risultati raggiunti. In questa fase si identificano gli indicatori – quantitativi, qualitativi e monetari – utili a dare una corretta informazione e rappresentazione degli aspetti indagati. È altrettanto importante riflettere sulle responsabilità, sui processi e gli strumenti più adeguati (anche in termini di onerosità) a permettere l’effettiva raccolta dei dati;
  3. raccolta ed elaborazione delle informazioni. La raccolta è un momento impegnativo che richiede spesso tempi relativamente lunghi per entrare in possesso delle informazioni ricercate, di norma di diversa provenienza (interna e esterna) e disponibilità (disponibili e non). Importante è anche il raccordo dell’informazione con la contabilità generale dell’organizzazione e con gli altri sistemi di controllo esistenti;
  4. preparazione del documento finale. Nella redazione del bilancio sociale occorre aver presente che questo strumento di comunicazione deve essere chiaro e comprensibile, sia per quanto riguarda il linguaggio utilizzato che per le scelte grafiche, per favorire la comprensione anche di chi non ha una profonda conoscenza dell’organizzazione. Al termine della stesura del documento, questo deve essere verificato nel suo complesso da coloro che hanno contribuito alla sua stesura. Il documento deve inoltre essere approvato dai vertici dell’organizzazione;
  5. Una volta approvato il documento questo può essere pubblicato e diffuso. La pubblicazione può avvenire sia in forma cartacea che elettronica sul sito Internet dell’associazione. La scelta delle modalità di diffusione del documento sono importanti per valorizzare il lavoro effettuato e rendere effettive le potenzialità del bilancio come strumento di comunicazione;
  6. valutazione finale. La valutazione finale può avvenire con modalità diverse, coinvolgendo o meno gli stakeholder. In ragione però dell’importanza dell’inclusione dei diversi punti di vista nel documento è importante cogliere questo momento come un’opportunità di coinvolgimento: inoltre la partecipazione degli stakeholder favorirà il superamento di tendenze autoreferenziali che caratterizzano questo strumento soprattutto nella sua prima edizione.

Il processo di realizzazione in realtà non si conclude con la valutazione finale dal momento che questa, secondo logiche di miglioramento continuo, diventa la base per la programmazione dell’attività necessaria per la preparazione del documento successivo.

 

 

Cosa contiene un bilancio sociale

Il documento, realizzato grazie al processo di rendicontazione descritto, si compone di tre parti fondamentali: l’identità, la relazione sociale e la relazione economica.

  • L’identità contiene le informazioni principali che identificano l’organizzazione: storia, scopi, valori, assetto istituzionale e organizzativo, sistema delle relazioni.
  • La relazione sociale racconta cosa ha fatto l’organizzazione nel periodo di analisi e i risultati raggiunti; è una parte ricca di informazioni descrittive e di indicatori qualitativi e quantitativi.
  • La relazione economica è la parte dedicata alle risorse patrimoniali ed economiche e deve mettere in evidenza in modo trasparente la provenienza e l’utilizzo delle risorse da parte dell’organizzazione anche con riferimento – ad esempio – all’utilizzo dei contributi provenienti dal 5 per mille.

 

Oltre a queste tre sezioni, il documento di norma si apre con lettere di presentazione da parte dei vertici associativi e interlocutori istituzionali e con la nota metodologica utile a comprendere le ragioni e il percorso realizzato per la produzione del bilancio sociale. Infine, al termine del documento, è frequente trovare una parte dedicata agli obiettivi futuri e alle azioni di miglioramento. Tutto questo viene confezionato, nella versione cartacea, con immagini, fotografie e grafici utili non solo ad arricchire il contenuto ma anche ad alleggerire la lettura.

 

 

Utilità del bilancio sociale

 

Il bilancio sociale è propriamente uno strumento di accountability. Il termine accountability si riferisce ad una relazione dove una parte (accountee) ha delle attese verso un’altra parte (accountor) che, ritenendole legittime, si sente responsabile e tenuta a render conto di come ne risponde. Per quanto detto fino ad ora, sembra evidente come lo strumento si presti a rendere conto agli stakeholder della capacità dell’organizzazione di rispondere alle loro aspettative, ritenute appunto legittime dall’organizzazione stessa. Il rendere conto presuppone da parte dell’organizzazione la disponibilità ad aprirsi, a comunicare: il bilancio sociale non è però solo un importante biglietto da visita, utile nelle relazioni istituzionali, ma è anche un luogo nel quale si incontrano punti di vista diversi, interni ed esterni all’organizzazione, e dove si scambiano conoscenze e informazioni. L’essere documento è un aspetto fondamentale, ma non meno dell’essere processo inclusivo e partecipativo. Ed è proprio la partecipazione un altro aspetto importante che produce risultati positivi per l’organizzazione. Oltre ad aumentare le proprie conoscenze, chi partecipa alla realizzazione del bilancio sociale accrescere la sua consapevolezza e motivazione, rinnova il senso di appartenenza all’organizzazione e cresce da un punto di vista di competenze e capacità. Questo fa del bilancio sociale uno strumento di apprendimento e di formazione. Inoltre, il confronto sull’organizzazione, uscendo dalla routine operativa, permette di riflettere su se stessi attivando processi di ri-costruzione identitaria: Chi siamo? Dove stiamo andando? Siamo capaci di raggiungere i nostri scopi? Di fatto il bilancio sociale è – nel non profit – uno strumento di management capace di tenere insieme la dimensione valoriale con quella operativa, dando ad entrambe l’importanza che meritano. In fondo, esiste sempre il rischio di appiattirsi da un lato nella dimensione operativa, aziendale, schiacciati da adempimenti burocratici sempre maggiori e vincoli normativi oppure, dall’altro lato, rimanere su una dimensione ideologica, staccata dalla realtà, che rafforza il senso di utilità a prescindere senza un riscontro oggettivo dell’effettiva efficacia dell’organizzazione ma fermandosi ad un livello meramente ideale. Essere strumento di verifica istituzionale rappresenta un baluardo per l’organizzazione non profit per evitare di diventare un propaggine del settore pubblico (processo di istituzionalizzazione) o una pseudo azienda di origine sociale.

Un ultimo aspetto, che tocca in modo diretto la consulenza di management, riguarda il fatto che il bilancio sociale si propone come uno strumento eclettico, flessibile, in grado di portare l’organizzazione a riflettere ed intervenire sugli aspetti critici, in particolare gestionali: programmazione strategica, processi decisionali, disegno organizzativo, modalità operative, gestione delle risorse umane, controllo di gestione, monitoraggio e valutazione. In contesti più maturi, abituati a confrontarsi da anni con la consulenza, ciascuno di questi ambiti ha un suo nome e identifica specifici strumenti. Nel non profit, una sorta di nuova frontiera, non esiste ancora – soprattutto nelle organizzazioni più piccole e destrutturate – questa consapevolezza né tantomeno una propensione ad un utilizzo critico e consapevole della consulenza e degli strumenti più appropriati per rilevare e rispondere ad esigenze di sviluppo e crescita. Il bilancio sociale è una specie di passepartout, uno strumento universale, che aiuta comunque ad affrontare con metodo le diverse situazioni e traghetta l’organizzazione verso riferimenti professionali più appropriati. C’è da dire, in conclusione, che il trasferimento di competenze manageriali nel non profit non è un passaggio semplice né scontato: se da un lato esiste un bisogno, non sempre è presente l’effettiva domanda e le barriere di ingresso esistono e non sono solo legate a questioni economiche ma anche al giusto approccio consulenziale: sono infatti richiesti nuovi linguaggi, differenti modalità, e la capacità di tradurre e adeguare strumenti e modelli ad un contesto diverso sia dal Pubblico che dal mondo dell’impresa tout court.

 

ANNO IV NUMERO 1

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