I Big Data hanno bisogno di Big Minds

Intervista ad Armando Caroli su Industry 4.0 ed altri Megatrends

Incontro Armando a margine del convegno Progettare Il Futuro, tenutosi lo scorso 17 marzo nell’headquarter del gruppo CFT a Parma per presentare l’importante accordo stipulato tra Intesa Sanpaolo e Confindustria Piccola Industria su Accelerazione, Trasformazione digitale e Competitività. L’occasione è propizia perché si trattano molti dei temi di nostro interesse.

  • Armando, prima di tutto cosa significa Industry 4.0? Ti sembrerà impossibile ma ho sentito dire in giro tante cose diverse
    In effetti l’utilizzo di questa “numerazione” può dare adito a delle confusioni da cui però vorrei subito sgombrare il campo, ache perchè in realtà si tratta di un concetto molto semplice: siamo di fronte alla quarta rivoluzione industriale, dopo quella originaria caratterizzata dall’uso della forza motrice del vapore per gli stabilimenti produttivi e partita principalmente alla fine del 18° secolo nei paesi anglosassoni e dopo quella dell’inizio del 20° secolo, caratterizzata in buona parte del mondo sviluppato dall’uso di elettricità, prodotti chimici e petrolio. La terza rivoluzione industriale, lo ricordiamo, ebbe luogo negli anni ’70 e si era distinta per l’utilizzo dell’elettronica e dell’IT per accelerare l’automazione dei processi produttivi. Con la IV rivoluzione industriale si verifica l’utilizzo di macchine intelligenti, interconnesse e collegate ad Internet. Ma concretamente possiamo prendere l’esempio dalla Germania per definire cosa è Industry 4.0: si tratta di un processo iniziato in questo paese nel 2011 per rilanciare l’industria manifatturiera integrando strettamente i processi produttivi industriali con le più moderne tecnologie dell’informazione e della comunicazione digitale. In seguito, gli ottimi risultati ottenuti in Germania hanno portato molti altri paesi ad adottare simili politiche industriali con una serie di tecnologie abilitanti (si veda l’immagine con i 9 punti). Il nostro piano Nazionale Industria 4.0 è stato presentato a Milano nel settembre 2016 da Matteo Renzi e dal Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda; il piano rende organiche e sistematizza alcune misure e strumenti per la crescita delle imprese già esistenti e ne introduce di nuovi a favore dell’innovazione e della competitività: alcuni esempi sono la legge Sabatini, il credito d’imposta per la ricerca e sviluppo, il patent box, i super- e iperammortamenti per gli investimenti (di cui si parla in un altro articolo di questa rivista), il fondo di garanzia.
  • Ma che cosa hanno i tedeschi più di noi?

Semplicemente credo siano ligi alle regole e determinati ma allo stesso tempo si mettono in discussione per un miglioramento continuo. Non applicano la creatività alle regole; le regole non devono essere messe costantemente in discussione altrimenti si genera entropia e spreco di risorse. La creatività, che viene spesso citata nel nostro paese e forse a volte a sproposito, dovrebbe essere applicata con specifiche sessioni di brainstorming, oltre alle regole e alle metodologie che ci assicurano la standardizzazione, senza la quale non vi è una industria manifatturiera moderna e competitiva.

  • In particolare, sullinnovazione qual’è a tuo avviso la sfida principale?

Credo sia di estremo interesse analizzare i punti 5 e 9 tra le tecnologie abilitanti di cui parlavamo prima, ossia l’integrazione orizzontale e verticale e i Big Data and Analytics.

L’innovazione è il passaggio delle risorse umane verso una nuova organizzazione, completamente rivoluzionata in modo trasversale rispetto a quella tradizionale, sia verticalmente che orizzontalmente e con l’ausilio di robot che possono essere i sistemi informatici negli uffici, o veri e propri robot nelle fabbriche.

Ogni periodo della nostra storia ha portato degli sviluppi di tecnologia che hanno profondamente modificato l’approccio delle imprese, e l’ultimo, veramente epocale, è Internet, il World Wide Web. Le distanze si sono azzerate e la Rete può veicolare qualsiasi dato o informazione, rendendo disponibili gli elementi in modo quasi interattivo per l’utilizzo previsto, fino ad arrivare alla interconnettività plurima, la condivisione di archivi di dati anche enormi e strutturati, i Big Data. Analytics rappresenta invece la fase successiva di analisi dei dati raccolti e dei KPI (Key Performance Indicators), e può essere di differenti tipi: analisi descrittive, predittive, prescrittive o addirittura capaci di implementare autonomamente l’azione proposta secondo il risultato delle analisi svolte. Per dominare i Big Data in sostanza ci vogliono dei Big Brains, o Big Minds.

Il piano Calenda dà anche la possibilità di creare altre due realtà: i Digital Innovation Hub – tra imprese, Confindustria e l’Associazione R.ETE. Imprese Italia, che nasce come evoluzione del “Patto del Capranica” stretto tra Casartigiani, CNA, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti – e i Competence Center all’interno delle principali Università italiane: Politecnici di Milano, Torino e Bari, Scuola Superiore Sant’Anna, Università di Bologna, Federico II di Napoli e le Università Venete.

  • Quale può essere in questo contesto il ruolo delle società di consulenza data la complessità che le piccole e medie aziende, asse portante della nostra economia, si trovano costantemente a dover affrontare?

Si tratta di una sfida importante, quella di accompagnare le imprese catalizzando la trasformazione dal passato al futuro, integrandosi colle istituzioni e facendo “gioco di squadra” con le varie realtà associative presenti sul territorio, offrendo loro le proprie competenze distintive.

 

  • Si sente tanto parlare di sostituzione delluomo coi robot ma vi sono anche differenti posizioni sulle risorse umane sono dunque veramente così strategiche?

L’amplificazione delle caratteristiche umane, sia di tipo fisico che mentale, è stata spesso oggetto di libri e film di fantascienza per poi nel tempo diventare realtà: di robot e sistemi di intelligenza artificiale si parlava fin dagli inizi del secolo scorso, ma oggi sono realtà con le quali occorre confrontarsi nelle imprese e nel privato. In connessione con la potenza del WEB la nuova sfida è oggi portata dall’Internet-of-Things (IoT), che prevede macchine sempre più dotate di autonomia nello svolgimento dei compiti e collegate con altre, che possono con loro interagire per lo svolgimento ottimale di compiti particolarmente complessi. La potenza elaborativa dei computer e dei supercomputer arriva fino a battere l’umano negli scacchi, ma anche nel ping pong, e in tutti quei compiti ove occorre analizzare moli enormi di dati per ottenere sintesi e magari suggerimenti per prendere decisioni.

La direttrice per sfruttare al meglio tutte le potenzialità della IV rivoluzione industriale è rappresentata però dalla preparazione delle Risorse Umane con metodi e strumenti adatti. Il problema non è certo se i robot ci ruberanno il lavoro ma se saremo preparati alle nuove professionalità richieste. Ecco perchè sono così importanti le scuole, le Academy, le Università e la consulenza che coordinino le risorse.

Parliamo dunque di responsabilità?

Direi di sì. Con Industry 4.0 Internet diventa fattor comune di tutte le cose, nel bene e nel male, una sorta di “ecosistema marino” all’interno del quale gli elementi che via via si inseriscono vengono modificati dall’interazione nel tempo con il sistema-mondo che si sviluppa. Una grande opportunità poiché allo stato attuale è dimostrato che se hai delle idee le puoi portare avanti con tutte le migliaia di strumenti, software e app a disposizione quasi gratuitamente. L’innovazione è quindi la porta attraverso cui puoi applicare le tue idee. Il limite è appunto la comprensione delle vere potenzialità che generano le condizioni per arrivare a quel livello. Infatti la criticità sta proprio nella preparazione delle persone che bisogna abituare a generare idee, creatività e a scambiare buone prassi nelle diverse organizzazioni.

 

  • Il viaggio dellimpresa dunque non è ancora finito?

Il viaggio dell’azienda non finisce assolutamente mai, cara Bianca, ma nasce dalla natura stessa dell’uomo che da sempre ha voluto continuamente scoprire nuovi orizzonti. Con il nostro omonimo convegno e mostra fotografica dello scorso settembre 2016 all‘Unione Industriali di Parma abbiamo voluto dare un piccolo contributo per presentare alcuni elementi di storia d’impresa che dimostrano come il vedere le cose in prospettiva e da diversi punti di vista, confrontandosi, sia sempre estremamente utile per lo sviluppo delle aziende. In quella occasione intervistammo gli imprenditori ed emerse come a loro parere i tre principali fattori critici di successo per il futuro immediato saranno: innovazione, risorse umane e qualità intrinseca.

Il futuro dell’impresa è una convergenza tra Industry 4.0 e una nuova organizzazione per filiera, non più per settori industriali a compartimenti stagni, un modo più organico e funzionale di vedere l’organizzazione aziendale e meno autoreferenziale: inserendo tra gli stakeholder protagonisti ad esempio i clienti e i fornitori, i dati rilevanti non sono più i centri di costo e di ricavo ma altri KPI che vanno appunto analizzati. Ogni owner del processo è responsabile di una parte ma tutti si è responsabili del risultato.

Ma che ne dici se approfondissimo il tema dei nuovi indicatori di performance in una prossima chiacchierata?

Ci sto! Ci sentiamo presto dunque

Anno 8 N 1 Giugno 2017 Capitale Intellettuale