Lo sviluppo psicologico dei bambini 0-6 anni: una spia dal futuro! Innovare con un progetto sociale – parte #2

Next generation ita - Il passo uno

     Psichiatra, Psicanalista, Consulente per le Risorse umane e per la Psicologia dell’abitare

     Psicologo esperto in processi di formazione e sviluppo organizzativo

 

Nei giorni in cui questo progetto iniziava ad assumere una forma maggiormente definita, nessuno di noi forse poteva aver piena consapevolezza o prevedere vagamente, ciò che ci avrebbe attese nei mesi a venire.

Oggi, a distanza di tempo, è invece purtroppo possibile comprendere appieno l’importanza e la necessità della promozione di iniziative di sostegno rivolte a genitori, insegnanti, educatori che si confrontano quotidianamente con bambini nella fascia d’età 0-6 anni.

Se è vero e non discutibile che tale periodo sia sempre stato considerato cruciale nella vita dei soggetti, tanto da essere descritto come “il suolo sul quale andremo a camminare per tutta la vita” (Lya Luft), le criticità causate dalla pandemia di Covid-19 e dalle inevitabili restrizioni e cambiamenti richiesti per il contenimento della stessa suscitano oggi ancor di più nuove e inattese preoccupazioni.

Già negli anni ’60 – ’70 lo psicologo E. Erikson evidenziava come la costruzione dell’identità in età infantile fosse influenzata da fattori psicosociali quali abitudini familiari e comportamenti ripetitivi, che sanciscono l’appartenenza e la condivisione, e aiutano ad attraversare in maniera “sana” le fasi evolutive e i problemi connessi (Cerniglia L, Cimino S, Ammaniti M, 2020).

La pandemia di fatto ha fatto “saltare” regole prestabilite e schemi consueti: quarantena, distanziamento sociale e misure di protezione dalla pandemia da Covid 19 hanno rappresentato potenziali fonti di stress per i bambini.
Stress a volte anche gravi, a causa del perdurare dei cambiamenti repentini e prolungati nei ritmi quotidiani di vita familiare e scolastica, come perdita di routine, riduzione delle possibilità educative e ludico/esplorative all’aperto, e del “respirare” un clima di ansia/paura e incertezza per il futuro (Sansavini A, Trombini E, Guarini A, 2020).

È sufficiente in merito riflettere su alcuni dei primi dati che emergono da ricerche e indagini inerenti gli effetti di questi mesi sui bambini più piccoli. Dall’analisi dei dati relativi alle famiglie con figli minori è emerso per esempio che nel 71% dei bambini sono insorte problematiche comportamentali e sintomi di regressione.

Per quel che riguarda i bambini al di sotto dei sei anni, nello specifico, è osservabile i un aumento abnorme di disturbi o semplici segnali di disagio quali aumento dell’irritabilità, paura del buio, perdita dell’appetito, encopresi, enuresi, disturbi del sonno e disturbi d’ansia, come inquietudine, ansia da separazione e stati di regressione comportamentale generale.

Non è poi da dimenticare un ulteriore elemento che nei giorni scorsi la rivista Lancet ha fatto emergere e che già solo di per sé rende l’idea di quanto il contesto attuale possa nascondere fattori di rischio preoccupanti: a seguito della pandemia sarebbero infatti più di un milione e mezzo i bimbi che avrebbero perso un genitore.

Anche in considerazione di quanto detto appare evidente l’assoluta necessità di sostenere le figure significative che animano con ruoli distinti il mondo dei bambini soprattutto in quegli anni così fondamentali per lo sviluppo cognitivo, psichico, fisico, linguistico e sociale dell’individuo. Ciò che saremo da “grandi” dipende in larga parte da ciò che abbiamo vissuto da “piccoli”.

Diverse ricerche nel campo della psicanalisi dimostrano, come sia proprio in questo speciale periodo di vita, che va dagli zero ai sei anni, che prendano vita le dinamiche centrali per la formazione della personalità del bambino e della bambina, come questa fase racchiuda le tappe fondamentali per la genesi dell’immagine corporea, del narcisismo primario, della funzione dell’amore per sé stessi, della relazione con il proprio mondo interno.

Nei primi tre anni di vita l’individuo sviluppa e comincia a strutturare quella relazione con il mondo esterno che lo accompagnerà per la vita, dando vita a quei fondamentali processi sottostanti alla fiducia, alle capacità espressive più importanti come la creatività, l’autodeterminazione, l’autoregolazione, l’autocontrollo e l’integrazione con ciò che lo circonda.

La Psicoanalisi studia e cura in particolar modo l’integrazione della psicosessualità nella personalità del bambino e lo sviluppo dell’orientamento sessuale, dell’identità di genere e della salute erotica nel rapporto con i genitori. Il complesso edipico racchiude tutti i passaggi evolutivi del bambino da oggetto accudito, nutrito, protetto ed educato a soggetto autonomo, interprete e protagonista della propria vita. Se i genitori non rispondono in modo adeguato alle tappe inconsce del piccolo nei primi tre anni di vita, lo sviluppo potrebbe in seguito mostrare difficoltà emotive nella costruzione di relazioni d’amore mature, come accade per esempio nei Disordini del comportamento alimentare, dato che il cibo è il primo oggetto di scambio tra genitori e figli.

Freud sostiene che nell’inconscio umano ci siano due pulsioni operanti: la pulsione di morte detta Thanatos deputata all’autoconservazione e la pulsione di vita detta Eros deputata alla riproduzione.

L’educazione sentimentale, morale, etica e sociale dovrebbe essere incanalata e finalizzata a modificare Thanatos, la pulsione distruttiva, attraverso la civilizzazione e la socializzazione. Il bambino educato sviluppa la coscienza civile, la solidarietà, l’appartenenza e l’amore per i propri simili in modo fisiologico, attraverso i neuroni specchio che lo stimolano ad imitare i modelli adulti. Questo processo educativo, che dura fino alla maggiore età, diventa codice morale e regolamenta il comportamento sociale del bambino tramite la voce della coscienza.

La psicoanalisi si occupa di tutto il ciclo del processo chiamato ‘sviluppo libidico’, cioè l’integrazione della psicosessualità nella personalità del bambino, in quanto soggetto in grado di sentirsi e di essere, da adulto, un oggetto del desiderio.

Il complesso edipico riguarda il processo di innamoramento dei figli per i genitori del sesso opposto. Dal normale decorso di questo sviluppo si impara ad amare prima il papà se si è femmina, o la mamma se si è un maschio, poi da adolescenti, lo si sostituisce con un partner.

Se il genitore non autorizza inconsciamente tale passaggio, si parla di incesto psichico. Quello fisico è punito come abuso, mentre quello psichico resta ancora nella terra di nessuno.

Dopo nove mesi, il bambino, volente o nolente esce dalla pancia della madre e inizia la gravidanza psicologica, all’interno della propria casa, ‘l’utero di pietra’, e della relazione emotiva con i genitori, ‘il liquido amniotico affettivo’. È dimostrato che il bambino assorbe fin da piccolo le emozioni della famiglia, come l’albero succhia, attraverso le radici, l’acqua dalla terra. Ognuno di noi rappresenta il prodotto tipico della propria famiglia, non c’è possibilità di scampo. Mentre la gravidanza fisica ha un termine preciso, oltre il quale la vita non continua, la gravidanza psicologica va dagli zero ai diciott’anni e oltre, ed è un percorso pieno di incognite.

Senza dimenticare, poi, i contributi apportati dall’antropologia e la psicologia evoluzionista che arrivano, addirittura, a postulare come sia proprio dall’osservazione della natura, dai processi che vengono innescati nella prima infanzia e dalla loro durata, il momento nel quale si potrebbe trovare la risposta all’antico quesito del perché l’homo sapiens sia riuscito ad avere la meglio sulle altre specie.

Le dimensioni e la malleabilità del cervello umano, che al momento della nascita è circa un quinto delle dimensioni che assumerà da grande alla fine del suo processo di maturazione, consentiranno, infatti, grazie all’interazione con l’ambiente circostante soprattutto nei primi anni di vita, la costruzione e il rafforzamento di connessioni neuronali che svilupperanno le potenzialità latenti del bambino.

Se la maggior parte dei mammiferi esce dal grembo come una terracotta smaltata e non rimodellabile per non rischiare di mandarla in frantumi, gli umani, al contrario sono come pasta di vetro che una volta uscita dalla fornace può essere rigirata, stirata, modellata con libertà!

Per tale ragione è estremamente importante, acquisire conoscenze e approfondire le dinamiche caratterizzanti questo particolare periodo di vita, soprattutto per quanto riguarda i fattori di rischio e quelli di protezione in grado di promuovere un adeguato benessere psico-fisico-sociale.

Un ruolo fondamentale per la costruzione di tale benessere ovviamente è quello dei genitori: non si contano ricerche e studi da cui emerge che come la competenza genitoriale rappresenti un fattore protettivo sostanziale.
È proprio l’atteggiamento protettivo e supportivo dei genitori, infatti, a giocare un ruolo decisivo nel modulare le reazioni emotive dei figli legate allo stress (Cerniglia, Cimino, Ammaniti, 2020).

Il lavoro fatto con le famiglie e gli educatori del Comune di Parma, grazie alla visione dei video e agli incontri telematici, ha confermato quanto chi assolva il difficile ruolo genitoriale ed educativo abbia bisogno di spazi nei quali confrontarsi, acquisire conoscenze specifiche e far proprie strategie che consentano di assolvere al meglio e con la maggiore gratificazione possibile il proprio ruolo.

Aver avuto l’occasione di riflettere sulle dinamiche profonde che determinano i comportamenti e la costruzione della personalità dei propri figli, sulle strategie educative che consentano lo sviluppo nei bambini di un’immagine di sé funzionale, sulle capacità di gestione della propria leadership, come regole, accudimento, autonomia, e dell’inevitabile conflittualità insita nel proprio compito, si è rivelato particolarmente prezioso, anche se sicuramente non esauriente relativamente all’interesse manifestato.

Durante le sessioni l’ampia partecipazione, il desiderio di approfondimento e di messa in discussione dei tratti della genitorialità ai giorni nostri è stata tangibile e sicuramente fonte di motivazione per interessarsi ed impegnarsi ancor più concretamente su tali tematiche, ricordando sempre, citando le parole di Rita Levi Montalcini che “le emozioni provate nei primi anni di vita, e altre sensazioni che hanno suscitato gioia o dolore, lasciano tracce indelebili che condizioneranno le nostre azioni e reazioni nell’intero corso della nostra esistenza”.

 

Fonte immagine: Unsplash – Senjuti Kundu