Il clima emotivo aziendale inconscio.

I vizi capitali come metafora culturale e clinica per lo studio delle risorse umane e del clima aziendale.

1. L’invidia

L’invidia, spesso ignorata e non trattata, può distruggere il clima di ogni organizzazione creando dei danni e delle dinamiche negative che possono essere risolte partendo dalla formazione della persona.

Ogni azienda rappresenta un ecosistema di relazioni umane, autonomo e specifico, con caratteristiche comunicative singolari, uniche e irripetibili, dipendenti dal tipo di stili relazionali  dei singoli individui che la compongono e soggetta a repentini mutamenti dovuti all’ aumento o alla sostituzione e/o alla diminuzione delle risorse umane.

Il gruppo si aggrega in un reparto o in un ufficio in modo coatto, condizionato dai regolamenti contrattuali nazionali e personali, con profili emotivi professionali ed esistenziali completamente differenti e predeterminati dalle  necessità aziendali  e del reparto; pertanto, lo studio delle dinamiche relazionali, cioè il clima aziendale, richiede di essere affrontato con strumenti affidabili, con  competenza, prudenza e paradosso.

Affermo ciò, poiché senza voler generalizzare,  la scelta delle risorse a volte è  condotta in  modo superficiale, tramite la segnalazione di persone o dopo colloqui inefficaci e senza una reale valutazione delle competenze tecniche e relazionali del candidato.

Le conseguenze sono presto dette, l’incompetenza frusterà chi già lavora in quel reparto perché non troverà il supporto sperato dall’arrivo di un nuovo partner di lavoro,  la nuova risorsa diventerà frustrata molto in fretta, in quanto sperimentando il doloroso sentimento dell’inadeguatezza     proverà  delusione rispetto alle illusioni e alle  aspettative riposte nel nuovo progetto lavorativo.

Questa premessa diviene il mio pretesto per introdurre il concetto di clima emotivo aziendale inconscio,  che è un processo  basato sulle leggi dell’ empatia collettiva, un meccanismo di relazione “gruppale” dove le emozioni prevalgono sulla razionalità e decidono del destino felice o infelice di una comunità coatta quale è la struttura aziendale.

 

Dove c’è un gruppo di persone c’è l’inconscio con le sue proprietà positive e negative.

Da almeno vent’ anni io approccio l’ inconscio attraverso l’osservazione dei vizi capitali e applico questa metafora culturale e clinica allo studio delle risorse umane e del clima aziendale nello svolgimento della mia professione di consulente CMC per la gestione delle risorse.

La letteratura in tal senso è ricca di teorie molto affascinanti, ma la pratica quotidiana richiede competenza e abilità nel predire, con una certa attendibilità, il carattere e le capacità relazionali in  possesso di una persona che deve inserirsi in un team professionale già affiatato e l’ impatto della nuova presenza sulle dinamiche psichiche in atto in quel gruppo!

Come reagiranno, inconsciamente, i colleghi all’arrivo del nuovo partner? Ciascuno valuterà in funzione del proprio territorio emotivo che “pezzo di potere” gli verrà modificato, in più o in meno, rispetto all’assetto precedente.

Tutti questi  fattori non sono  predicibili in modo esatto, e se  consideriamo gli  aspetti irrazionali e imprevedibili dovuti  alla differenza di genere, di età, di carriera e di equilibrio soggettivo dei vari componenti il gruppo, il confronto e la competizione, saranno inevitabilmente mescolati in modalità casuali all’invidia.

Ho inserito come primo vizio l’ invidia perché personalmente lo ritengo, tra i nove vizi capitali, il più dannoso in assoluto per la salute del clima in azienda; un vizio di cui non si parla ancora in modo sufficientemente corretto e competente.

Purtroppo, al contrario di ciò che si pensa comunemente la famosa falce dell’invidia taglieggia, distrugge e rovina, famiglie, coppie professionali  e team in maniera subdola e inconsapevole.

La stragrande  maggioranza degli imprenditori, dei manager, dei formatori, dei consulenti e  dei responsabili della gestione delle risorse umane ignorano la presenza e la distruttività dell’invidia, oltre a non saperla riconoscere e trattare con la dovuta cautela e maestria! Come dico ai miei clienti e collaboratori l’invidia è come un trasporto di materiale pericoloso, richiede una prassi speciale con procedure antincendio, quindi modalità ignifughe.

L’invidia è un vizio capitale che nasce con l’uomo, fin da bambino ne è affetto  e non solo, rappresenta una tappa fisiologica dello sviluppo mentale dell’infanzia che la maturità dovrebbe far superare, un meccanismo di difesa messo a punto dall’evoluzione naturale per segnalare all’individuo il pericolo di essere o di restare indietro rispetto agli altri, quindi un segnale per darsi da fare. Ho parlato finora dell’invidia benigna, ma se vado oltre e parlo di quella maligna allora le cose cambiano, non è più uno stimolo di avvertimento alla emulazione e alla sopravvivenza, ma diviene un pericoloso mentore distruttivo che suggerirà all’infelice appestato azioni inique atte a distruggere l’altro in un paradigma perverso  di “mal comune mezzo gaudio”: “preferisco distruggere entrambi piuttosto che dover assistere al successo di uno solo…” e ovviamente a quello del rivale. E’ la dinamica che sottende anche gli atti di efferata violenza sentimentale che caratterizzano le nostre cronache più recenti, come gli omicidi per gelosia dopo separazioni coniugali o dopo un rifiuto sessuale.

La storia umana inizia con la saga dell’invidia di  Caino per  Abele e dopo millenni il genere umano non ha il coraggio di ammettere quanto ancora ne sia affetto in modo grave ed endemico!

L’invidia maligna è un dolore mentale insopportabile, causato da traumi precoci nell’infanzia, periodo di grande vulnerabilità emotiva e psichica in cui si può fissare se  i genitori non sono in grado di aiutare i propri figli a riconoscerla, gestirla,  tollerarla  e incanalarla  per renderla uno stimolo costruttivo e non un coltello mentale da usare un giorno per distruggere se stessi e gli altri.

 

La formazione  professionale, a mio modesto avviso, deve basarsi  sullo sviluppo della maturità emotiva e dell’idoneità di ruolo, aspetti imprescindibili per ottenere  tutte le altre  competenze, sia tecniche che relazionali indispensabili a chi  deve affrontare  la gestione di team ad alto rischio professionale come quello d’impresa.

 

ANNO II NUMERO 1