Salute e Stress lavorativo

Le ripercussioni sulla salute, fisica e mentale, dello stress lavorativo: chi colpisce e come combatterlo.

Lo stress è un termine usato per descrivere le risposte fisiologiche e/o psicologiche a circostanze che richiedono una correzione del comportamento umano.

I problemi relativi al lavoro sono considerati i fattori di stress più frequenti seguiti da quelli dovuti a problemi di salute e infine dai problemi finanziari.

E’ ormai ampiamente dimostrato che lo stress lavorativo ha importanti ripercussioni sulla salute fisica e mentale dei lavoratori. Colpisce tutti i lavoratori dalle tute blu ai colletti bianchi, dai liberi professionisti ai manager d’impresa.

Negli ultimi due decenni, due grandi modelli di stress da lavoro, hanno dominato la letteratura della medicina del lavoro: il modello dell’aggravio di lavoro di Karasek e Theorell e il modello squilibrio sforzo-ricompensa sviluppato da Siegrist.

Secondo il modello dell’aggravio di lavoro – Job strain model – lo stress lavorativo sarebbe causato soprattutto dalla combinazione di un eccessivo carico di lavoro e una scarsa possibilità di controllo sui compiti da svolgere. Quindi, seppure in presenza di un carico di lavoro pesante, un lavoratore potrebbe non sentirsi stressato se percepisse di poter gestire nella maniera più opportuna tale carico.

Il modello dello squilibrio tra sforzo e ricompensa – Effort-rewards imbalance model – ipotizza che lo stress lavorativo si riscontri in presenza di un elevato impegno da parte del lavoratore associato ad una scarsa ricompensa. Laddove con il termine ricompensa si intende un guadagno economico, ma anche l’approvazione sociale, la stabilità lavorativa e l’opportunità di carriera.

La risposta allo stress a breve termine comporta modificazioni fisiologiche come l’aumento della pressione arteriosa, o psicologiche (ansia, perdita del controllo con eccessi d’ira, etc) ma, a lungo termine, si traduce in condizioni patologiche.

La depressione, l’ansia, l’insonnia sono la conseguenza più frequenti dello stress cronico, ma anche la comparsa di malattie cardiovascolari come l’ipertensione arteriosa, l’ictus e le miocardiopatie, e malattie metaboliche come il diabete e l’obesità, sono state messe in relazione allo stress da lavoro.

Condizioni di lavoro stressante possono anche influenzare il benessere del soggetto contribuendo ad adottare comportamenti negativi per la salute come il fumo, l’abuso di alcool o addirittura l’uso di droghe senza che il soggetto ne percepisca i rischi per la propria salute, ma anzi spesso giustificando questi comportamenti come adattativi alla propria condizione di stress. Allo stesso modo lo stress rende difficile per i soggetti adottare quelle modifiche dello stile di vita che sono riconosciuti fattori importanti del nostro stato di salute come ad esempio l’abitudine ad una attività fisica regolare.

A volte anche la funzione alimentare viene parassitata dal disagio prodotto dallo stress con la comparsa di disturbi della funzione alimentare che vanno da episodi sporadici di perdita del controllo, a comportamenti di “binge”, vere e proprie abbuffate, che portano ad un aumento non voluto del peso corporeo che a sua volta diventerà nuova causa di stress perché l’aspetto fisico rappresenta, soprattutto per le donne, ma non solo, un elemento importante della stima di sé.

Alternativamente ci sono evidenze che il lavoro può dare altrettanti vantaggi per la salute. Molti studi hanno documentato che gli adulti con un lavoro stabile hanno una salute e una sopravvivenza migliore rispetto a quelli che hanno un lavoro meno stabile o sono disoccupati. Quindi il lavoro può conferire effetti positivi alla salute anche se è difficile stabilire quale aspetto del lavoro (ad es: l’attività regolare, il senso di responsabilità, il ruolo sociale, la stima di sé) può determinare questi benefici.

Negli ultimi anni sta emergendo un trend verso un mercato del lavoro più flessibile con varie forme di lavoro temporaneo, instabile e insicuro, ed un più alto rischio di disoccupazione.

La disoccupazione, una volta solo un rischio per i dipendenti in settori economicamente marginali, potrebbe diventare una realtà per molti lavoratori. Mentre per i lavoratori in occupazioni a basso status, il rischio di disoccupazione o sottoccupazione non è nuova, la diffusione della sotto-occupazione nei lavoratori più altamente qualificati o in ruoli apicali  potrebbe determinare importanti conseguenze sulla loro salute.

La risposta allo stress è di genere specifica e cioè diversa nei due sessi. Il modello “lotta o fuggi” tipico del maschio è sostituito nella femmina dal modello “cura e sii amichevole”. Evoluzionisticamente, i maschi hanno da sempre dovuto affrontare uno stress o superandolo attraverso la lotta o mettendosi in fuga da esso, mentre le donne rispondono prendendosi cura della prole e affiliandosi in gruppi sociali per massimizzare la sopravvivenza della specie in tempi di avversità. Risulta quindi logico ipotizzare che le donne siano meno predisposte ad affrontare lo stress lavorativo e possano subirne le conseguenze in modo più grave. Gli effetti dei ruoli di lavoro “maschile” sulla salute delle donne sembrano essere responsabili di una maggiore incidenza di depressione e di disturbi dell’umore in risposta allo stress lavorativo.

Anche i legislatori hanno raccolto l’importanza di riconoscere lo stress lavoro correlato. Il Decreto Legislativo 81/08 riconosce che lo stress non è una malattia, ma una esposizione prolungata allo stress può ridurre l’efficienza sul lavoro e causare problemi di salute.

Entro il 32 dicembre 2011 tutti i datori di lavoro, pubblici e privati, devono aver effettuato la valutazione dello stress da lavoro correlato come previsto dalle ultime normative introdotte. Il documento approvato il 17 novembre 2010 dalla Commissione consultiva permanente indica un percorso metodologico che rappresenta il livello minimo di attuazione dell’obbligo di valutazione del rischio da stress lavoro-correlato.

 

ANNO II NUMERO 2