Casa Risorse UmaneComunicazione Metafore mediche e metafore belliche nella crisi finanziaria del 2011

Metafore mediche e metafore belliche nella crisi finanziaria del 2011

da Capitale Intellettuale

Giampaolo Lai

Psicoanalista, membro ordinario della Società Svizzera di Psicoanalisi e dell’international Psychoanalytical Association (I.P.A.)

La metafora è un modo di dire, una figura retorica, con la funzione, nelle mani di un poeta, di abbellire il suo discorso, e nelle mani degli altri, di rendere più chiaro un concetto difficilmente accessibile secondo la sua descrizione alla lettera. La vecchiaia è la sera della vita; le spighe ondeggiano; un visibile parlare; il big bang; sono metafore che, al di là della suggestione poetica, rendono più evidente come la vecchiaia sia l’anticamera del buio della notte, come il movimento delle spighe richiami il movimento delle onde del mare, come un bassorilievo suggerisca le parole di un discorso, come un’esplosione dia un’idea dell’origine del mondo. Negli ultimi tempi, i giornalisti e gli scienziati che si sono chinati sulla crisi economica dell’Europa e degli Stati Uniti hanno privilegiato due classi di metafore, la metafora medica e la metafora bellica.

L’economia italiana è malata; le misure dei politici sono un’aspirina per un malato che ha urgenza di antibiotici; se l’Italia è malata, Spagna e anche Francia non stanno molto meglio; il consiglio dei ministri si è chinato sul capezzale del grande malato d’Europa; le misure prese dalla Banca Centrale d’Europa tentano di evitare il contagio dall’Italia alla Spagna; il contagio si allarga, la malattia si fa cronica; il livello della febbre dei mercati; c’è un virus che ha colpito la nostra moneta; non si può curare con qualche ora di ospedale una malattia diventata cronica. Malattia, contagio, medicine, sono tre termini che hanno un valore descrittivo nelle corsie di un ospedale. Estesi al campo della finanza e dell’economia sono metafore, modi di dire, con scarso valore poetico, i quali o dovrebbero spiegare qualcosa altrimenti più difficile da cogliere nel linguaggio descrittivo, oppure qualcosa più probabilmente non accessibile al linguaggio descrittivo. Come dire, chi usa queste metafore non sa bene di che cosa parli. Senza trascurare l’ipotesi maliziosa che il qualcuno che usa queste metafore sappia bene di che cosa parla ma tenti di non farlo sapere al volgo avvolgendo la cosa nell’opacità delle metafora.

L’altro campo di metafore utilizzate dagli analisti della attuale crisi finanziaria e economica è il campo bellico. Le banche italiane sono sotto tiro; guerra della Francia contro le agenzie di rating; attacchi speculativi condotti contro l’Italia; i tedeschi non sono tornati a essere i barbari unni; pragmatica crociata; a uccidere la politica sono stati i fallimenti dei partiti; Francia in trincea: spread a 200; i Bund restano l’ultimo baluardo del fortino sotto assedio; il fondo salva stati sarà potenza di fuoco, firepower, contro la crisi.

Non diversamente dalle metafore mediche, le metafore belliche dicono al lettore che le cose non vanno bene nelle finanze e nelle economie di mezza Europa, ma per sapere questo non c’era bisogno degli studi degli analisti; ci dicono che le difficoltà di trovare soldi liquidi da spendere o da investire si diffondono dalla Grecia alla Spagna all’Italia alla Francia; e ci dicono soprattutto che le misure economiche e politiche (tipo cambiamento dei governi di Portogallo, Spagna, Grecia e Italia) non modificano sostanzialmente le indicazioni del termometro, ancora la metafora medica, rappresentate dal differenziale dei rendimenti e dai mercati azionari che aprono al ribasso. Non viene detto in maniera descrittiva chiara, mettiamo, che c’è scarsa liquidità né chi la liquidità esistente renda inutilizzabile; o che, mettiamo, si sta studiando come la Bce diventi prestatore di ultima istanza alle banche europee in difficoltà oppure che qualcuno si oppone al progetto di rendere la Bce prestatore di ultima istanza.

Ciò che ci interessa è chiederci perché i mercati finanziari descrivono quanto accade nel loro campo, del mercato finanziario appunto, in termini di metafore mediche, mentre noi, nel bilateral verbal trade, cerchiamo di descrivere ciò che accade nel mercato di parole in termini di mercato, tentando di espungere il più possibile i termini medico-psicologici. Tuttavia, per mettere a frutto l’aspetto euristico di qualsiasi metafora, possiamo chiederci se le metafore belliche non siano più produttive di quelle mediche. Per cominciare, le metafore mediche, diversamente da quelle belliche, si potrebbero considerare proprie – utilizzando forse un’altra metafora – del campo femminile, se è vero che il campo femminile è più propenso alla cura, alla conservazione, al recupero e alla guarigione, mentre le metafore belliche apparterebbero piuttosto al campo maschile, con la loro propensione all’aggressione e alla distruzione. Ma se proviamo ad applicare a una situazione descrittiva di bad trade, in un bilateral verbal trade, le metafore mediche, che cosa verremmo ad imparare? Prendiamo l’esempio di un trader compratore che parla del terrore di dover dilazionare i suoi impegni pressato dalle richieste dei clienti sempre più insistenti. Nella logica della metafora medico-psicologica parleremmo di una fiacchezza  della volontà o di una lentezza nell’agire o di una fragilità della capacità di imporre il proprio punto di vista, insomma, di una debolezza di alcune facoltà del trader compratore che consentirebbero di accasarlo nella diagnosi medica di psicastenia. Ma la diagnosi è funzionale alla cura. Che cosa vuol dire, in un bilateral verbal trade, curare la malattia psicastenia? Vuol dire niente di meno che rafforzare la volontà, dare velocità a un corpo lento, aumentare l’imponenza di una persona marginalizzata. Vuol dire comunque che il trader venditore, per rispondere a un trader compratore con una tale diagnosi, deve porsi nella logica di curare il suo interlocutore compratore, qualsiasi cosa voglia dire ‘curare’, comunque nel senso generale di ‘occuparsi di una persona più debole con benevolenza al fine di aumentare il suo bene”. Ma il concetto di cura, in questo senso o nei sensi adiacenti, è estraneo al campo del mercato, alle vicende della Piazza del Mercato, nel quale il trader venditore è attento alla realizzazione della sua propria speranza di guadagno, non alla realizzazione della speranza di guadagno del trader compratore. Come nella fattispecie dei mercati finanziari l’idea di un trader venditore, banca o altro individuo, volto a beneficare un trader compratore al di fuori del proprio interesse non ha senso, così la medesima idea non ha senso nella fattispecie del mercato di parola.

Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio e del fornaio che possiamo aspettarci il pranzo, ma dalla loro inclinazione egoistica.
Tav. 1. Adam Smith, La ricchezza delle nazioni

Se le cose stanno così, e come dar torto alla brutale affermazione di Smith della tav. 1?, la metafora medica nel mondo del mercato vale nella preliminare fase diagnostica, per descrivere lo stato di debolezza, trattato come analogo a una malattia che indebolisce un paziente, di uno dei traders implicati in una transazione. Ma più difficilmente può venire estesa alla fase successiva alla diagnosi, quella dell’intervento del trader venditore nella fattispecie di un bad trade sulla Piazza del Mercato, intervento che dovrebbe essere assimilato alla cura del medico che ha giurato di avere in animo solo il bene o la guarigione del suo paziente. Sulla Piazza del Mercato di Parola in caso di bad trade il trader venditore lancia bensì beni di parola in perdita come incentivi ma per consentire la ripresa del mercato che si era inceppato, non per benevolenza verso il trader compratore. Come dire per seguire una sua “inclinazione egoistica”, perché se il mercato si interrompe il primo a dover rinunciare alla sua speranza di guadagno è il trader venditore. Che poi, a beneficiare del lancio di incentivi (in perdita ma “egoistici”) del trader venditore sia anche come conseguenza sopravveniente il trader compratore è tutto un altro discorso. Nell’esempio riportato, dagli incentivi del trader venditore il trader compratore potrebbe ottenere un guadagno epistemico, nel senso che gli incentivi gli fornirebbero una spiegazione del perché le sue dilazioni si producono, oppure, meglio ancora, un guadagno pratico, nel senso che i medesimi incentivi gli traccerebbero un sentiero per ridurre l’intensità delle dilazioni.

Rispetto alle metafore mediche le metafore belliche sembrano avere il vantaggio di descrivere ciò che avviene sulla Piazza dei Mercati (sia del Mercato di Parola, sia del Mercato Finanziario, sia del mercato dei calciatori o di altri mercati) in termini non di un essere debole e malato, il trader compratore, in balia di virus o batteri contagiosi, che un qualche trader venditore benevolo e caritatevole si prefigge di curare. Bensì in termini di una persona, nel ruolo di trader compratore (perché chiede, pone la domanda) contrattualmente alla pari con le altre che frequentano la medesima Piazza del Mercato nei ruoli di trader venditore (perché possono fare un’offerta, perché da loro il compratore si aspetta un’offerta) rispetto alle quali tuttavia il trader compratore è in una posizione di relativa debolezza (per mancanza di beni perduti o inaccessibili transitoriamente o definitivamente). In questa rappresentazione la metafora bellica ci consente di studiare ciò che accade sulla Piazza del Mercato in termini di due persone, il venditore e il compratore, nessuno dei due appartenente alla classe dei malati e dei medici, ma entrambi appartenenti alla classe delle persone di ogni giorno, ciascuna delle quali è guidata dalla speranza di un guadagno da realizzare. Non dimenticando che quando una persona è guidata dalla speranza di un guadagno da realizzare, cioè praticamente sempre, è disposta a tutto per accedere alla realizzazione sperata. Ciò vuol dire che, in ciascuna coppia di venditore e compratore, sulla Piazza del Mercato attuale o sulle Piazze del Mercato passate e future, il venditore e il compratore, perseguendo ciascuno la propria speranza di guadagno, si trovano entrambi a subire ciascuno gli attacchi dell’altro, o a sferrare attacchi all’altro, quando i rispettivi interessi di guadagno divergono. In altri termini, le metafore belliche sembrano più facilmente poter cogliere la situazione relazionale di due persone sulla Piazza del Mercato, che implica non solo che il trader venditore offra i suoi beni di parola che saturano la domanda di beni di parola del trader compratore, ma anche implica la lotta di qualcuno contro qualcun altro per realizzare ciascuno la propria speranza. Per esempio, quando il trader compratore attacca il trader venditore, lo fa perché dal trader venditore non sente provenire la restituzione della sua speranza di guadagno; e quando il trader compratore si allontana dal trader venditore, ciò accade non perché il trader compratore sia colpito da un qualche virus misterioso, ma perché non ottiene ciò che dal mercato, cioè dal trader venditore, si aspettava di ottenere frequentandolo.

Proviamo a ragionare su un frammento di conversazione, – in chiave psicoanalitica diremmo tra un analista e una analizzante, – o su un passaggio di una transazione su un Mercato di Parola, – in chiave di bilateral verbal trade diremmo tra un trader venditore, l’analista, e un trader compratore, l’analizzante.

L’analizzante Bianca, trader compratore, racconta al trader venditore Conversante che ha sempre avuto paura di tutto nella sua vita, di guidare la macchina, di perdere il treno, di essere investita dalle biciclette, e di tutti, dei professori, degli insegnanti, di suo padre e sua madre, degli inservienti all’Università, degli impiegati dietro gli sportelli, dell’infermiera a cui deve consegnare una boccetta con le urine dentro. L’analista trader venditore Conversante dice allora che forse Bianca ha paura anche dell’analista, e che quindi possono ragionare assieme per capire in che modo l’analista le fa paura, e quindi magari avere un’idea anche delle paure che Bianca ha delle altre persone e situazioni. L’analizzante Bianca replica immediatamente: “No, non ho paura di lei, non ho fiducia in lei, non mi aspetto più che lei possa tirarmi fuori dalle difficoltà in cui mi trovo.” L’analista si trova allora confrontato con un suo errore, con un suo lancio di parole che ha fallito il bersaglio, almeno se guardato dalla prospettiva di Bianca, nell’offrire beni di parola relative alla paura di Bianca quando la domanda di Bianca era relativa alla sua sfiducia. Nello stesso tempo è confrontato con un attacco violento di Bianca che mette in discussione la sua competenza professionale. Che cosa può voler dire? Che cosa vuol dire il fatto che Bianca, appena dopo aver detto che ha paura di tutto, trova il coraggio di attaccare frontalmente il suo proprio analista trader venditore da cui si attende la saturazione delle sue domande di trader compratore? È il mondo alla rovescia. Bianca ha rovesciato il mondo. Per far questo le è bastato, sul teatro della Piazza del Mercato, rovesciare i ruoli di tutte le relazioni in cui si è trovata, prendendo lei il ruolo dei mostri svalutanti che le hanno sempre tolto la loro fiducia, a cominciare dal padre e dagli insegnanti, e mettendo il suo analista trader venditore nel ruolo della fragile Bianca svalutata in ogni sua azione: “ma che cosa fai? Ma non si fa così. Ma se fai così crolla tutto.”
Tav. 2. Passaggio di una transazione su un Mercato di Parola. giovedì 17.11.

Se l’analista trader venditore troverà il modo di restituire alla analizzante Bianca, trader compratrice, la sua speranza in ingresso di mercato di non essere più la bambina smarrita svalutata ma la grande perfida attaccante che svaluta gli altri, avrà compiuto il primo passo verso il recupero di un fair trade. Il secondo passo potrà aprire il sentiero verso una situazione di mercato nella quale Bianca recuperi una buona valutazione di sé senza appoggiarsi alla svalutazione del trader venditore Conversante, ma al contrario favorendo una valutazione eventualmente inflazionata del trader venditore che potrà traboccare sul trader compratore.

Ti potrebbe interessare anche

PROPRIETÀ / EDITORE

A.A.C. Consulting S.r.l.
Società Benefit,
Via G. Carducci 24
43121 Parma
P.I. e C.F. 02676140342
Tel. +39 0521 532.631
Fax +39 0521 1523233
info@pec.aac-consulting.it
www.aac-consulting.it

DIRETTORE RESPONSABILE

Armando Caroli
direttore@capitale-intellettuale.it

DIREZIONE ARTISTICA

Silvia Zanichelli
Maria Mazzali

REDAZIONE

Federica Bonardi
redazione@capitale-intellettuale.it

Copyright 2022 – A.A.C. Consulting S.r.l. Società Benefit – Via Giosuè Carducci 24 – 43121 Parma – Tel. +39 0521 532.631 – Fax +39 0521 1523233 – e-mail: info@aac-consulting.it P.I. e C.F. 02676140342 -Cap. Soc. i.v. € 10.000,00 | Note legali | Privacy | Cookies | Disclaimer  Website by Socialtech Factory