LA PROGETTAZIONE DEGLI AFFARI BASATA SUL RISCHIO (Risk based business design)

Una cassetta degli attrezzi per disegnare operazioni d’impresa più performanti e sicure

Il rapporto con il rischio è parte essenziale dell’esperienza. Tutti corriamo il rischio di morire, circostanza che certamente, in un determinato istante del tempo, si verificherà.

Keynes[1], non senza indulgere a un certo gusto per l’ovvio, osservava che il lungo termine “…è una guida fallace per gli affari correnti: nel lungo termine siamo tutti morti (in the long run we are all dead)”.

Il luogo in cui sto scrivendo non è lontano dai resti della città etrusca (Kainua) che sorgeva nei pressi dell’attuale Marzabotto. Nulla resta delle fiorenti attività economiche con sede in quel luogo fino all’arrivo dei Celti. La probabilità di default delle imprese etrusche di Kainua doveva essere per questo dichiarata elevatissima, con impatto devastante sul rating? In the long run, certo che sì.

In realtà non c’è rischio senza tempo, senza “un” tempo che misura l’evolversi dei fenomeni nel cui ambito un evento può verificarsi. Dipende da quanto è lungo il “run”.

C’è poi un’altra questione, che non ha spiegazioni banali e rappresenta una strana costante storico-culturale: in linea di massima il rischio è pensato come origine di aspetti, se non proprio positivi, certamente interessanti.

“Bello d’anni e di sventura”, annota nel 1803 Foscolo di Ulisse. Perché? Cosa c’è di bello nel passaggio del tempo che consuma e negli eventi drammatici che segnano l’esistenza?

La dialettica signore-servo (Herrschaft und Knechtschaft) descritta da Hegel nel 1807 nella Fenomenologia dello spirito“… La storia romanzata della coscienza che via via si riconosce come spirito” – ci aiuta a comprendere qualcosa. In Hegel il coraggio di affrontare la morte, il rischio dei rischi, la possibilità della perdita definitiva e totale, è ciò che identifica il ruolo del soggetto propulsore del dinamismo sociale, in sostanza il coraggio è il motore della dialettica storica.

È il coraggio, la capacità di sopportare il rischio di fallire, di perdere, ciò che in ultima analisi giustifica e sostiene il ruolo dell’imprenditore-Ulisse, che diviene così in grado di esercitare una incidenza, un potere – sperabilmente positivo – sui fattori anche strutturali del proprio contesto, dai quali comunque resta condizionato.

Non c’è valore senza rischio, ultimamente perché in termini economici, tenuto conto della natura limitata delle risorse, vale solo ciò che costa. C’è valore se ciò che ottengo, trovo o ricevo, per me conta più di ciò che perdo; solo a questa condizione il bene o servizio vale più del denaro che impiego per ottenerlo.

Tutto ciò, in una economia di mercato, avviene all’interno di un sistema di regole (leggi). “So che quei libri di legge significano molto per te, ma non qui (out here – qui fuori, quaggiù). Qui (out here) un uomo sistema (settles) da solo i suoi problemi”. Chi ama il genere avrà riconosciuto una celebre frase di Tom Doniphon (John Wayne) in un grande film di John Ford.

Come noto nel West se la leggenda incontra la realtà, vince la leggenda.

Leggenda viene da leggere. Ma, nel contesto semantico Italiano e latino, anche “legge”, “lex” è qualcosa che si legge, una regola scritta; la leggenda si legge ma non è una regola, anche se ha delle regole perché altrimenti non la riconosceremmo come leggenda.

In altri contesti linguistici l’idea è un po’ diversa. In tedesco legge è Gesetz e ha a che fare con setzen (sistemare, mettere a posto, il che dice qualcosa della mentalità germanica e del fatto che una partnership – non una colonizzazione – può farci molto bene). Obiettivamente è simpatico che la grande tradizione giuridica tedesca si basi su un termine identico all’idea di Tom Doniphon. Settle è come setzen, ma naturalmente dipende da chi e con quali metodi “sistema”. Che si legga o si sistemi, il problema resta quello di fare la cosa giusta.

In greco legge è Nomos (νόμος). Più che una divinità è un aspetto di Zeus. Nel mito, Nomos sposa – o almeno raggiunge un ragionevole accordo di convivenza – Eusebia (Pietà) e dalla loro unione nasce Dike (Giustizia).

Qualcuno, ad esempio Antigone, che di leggi se ne intende, potrebbe contrapporre Nomos (legge) e Fysis (Φύσις – natura), ma è un’altra storia, anche se il concetto è utile e lo prendiamo tal quale per fare un altro passaggio.

La legge è uno strumento per sostituire il rischio presente nella natura (Fysis) con un rischio più raffinato, costituito dalle conseguenze (sanzioni) di una violazione delle regole stabilite.

Più l’economia è strutturata, più l’impresa è lontana dalle forme originali del baratto, più il rischio d’impresa è legato al rischio legale, il rischio che deriva dal complesso delle regole e delle sanzioni.

Non tutto il rischio d’impresa è rischio legale, così come i rischi della navigazione non coincidono con i rischi che derivano dal violarne le regole, ma la tendenza è quella e i due tipi di rischio convergono all’orizzonte.

Tutto ciò va gestito e riguarda un complesso di abilità, conoscenze, metodologie e procedure che nella progettazione degli affari dovrebbero essere oggetto di una attività organizzata e strutturata.

È il complesso di contenuti indicati dalla sigla LGRC (Tab. 1): Legal Governance, Risk Management & Compliance. Indica criteri e metodologie che hanno come oggetto la gestione del rischio legale nelle imprese e più in generale nelle organizzazioni.

 

L’applicazione dell’approccio LGRC al metodo UMIQ prevede l’elaborazione di dodici scenari (Tab. 2), per ciascuno dei quali è richiesta una valutazione sulla base di cinque livelli di “maturità” organizzativa, espressi da frasi che descrivono modalità e intensità delle azioni intraprese per la gestione del rischio.

Questo per quanto riguarda la cassetta di attrezzi. Il bello viene dopo, ed è l’uso degli attrezzi per progettare operazioni d’affari non a rischio zero, ma a rischio ragionevole.

Non è richiesta la fortuna di Lucky Luke, come noto l’unico che spara più veloce della sua ombra. Lucky non andrebbe da nessuna parte senza il mezzo giusto, ovviamente il cavallo Jolly Jumper, che guarda caso è sia funambolo, sia giocatore di scacchi, insomma un ottimo risk manager. Che non sia un caso se Lucky e Jumper sono amici fin da piccoli e sono cresciuti insieme?

 

 

 

 

 

ANNO 7 N 2

[1] Keynes, 1923, A tract on monetary reform, cap. 3.